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giovedì 28 luglio 2011

canottiere e piedi nudi

fra l'hamburger di asfalto c'è la calca della pelle lessata
a reggere la convinzione.

in un poliedro di spazio indefinito
dai limiti di ovatta fresca e secca
si scioglie da lontano la palpebra con vista.

innaffio prospettive
annegando la rosa dei venti.

non più polipi spigolosi di escher
ma gomma sabbiata
sinuosa e fluorescente
diventa caviglia e braccio

nel lago salato
fra un alluce e il continente vicino,
con ciglia di cheratina
premono
e premono bagante
raggrinzendo la paura,

ammorbidendo la strada,
non sanguinano più
non c'è dolore inutile

ora che ho il sorriso di un maratoneta