fra l'hamburger di asfalto c'è la calca della pelle lessata
a reggere la convinzione.
in un poliedro di spazio indefinito
dai limiti di ovatta fresca e secca
si scioglie da lontano la palpebra con vista.
innaffio prospettive
annegando la rosa dei venti.
non più polipi spigolosi di escher
ma gomma sabbiata
sinuosa e fluorescente
diventa caviglia e braccio
nel lago salato
fra un alluce e il continente vicino,
con ciglia di cheratina
premono
e premono bagante
raggrinzendo la paura,
ammorbidendo la strada,
non sanguinano più
non c'è dolore inutile
ora che ho il sorriso di un maratoneta