venerdì 4 dicembre 2009

And you see me,



"tanto ha il pacchetto pieno,
mica se ne accorge..."



oh, domani, ore 18 e 30
via fusto radici 3
Holiday Inn,
Biggì,
piscina ricchi premi e cotillon:io sono quella con le calze di marylin-coca cola

comunque il buffet è meglio!!

no dai ragazzi,
accorrete eh!!

ps(non dite che una è la cianciulli....)


;)

tchuss

mercoledì 25 novembre 2009

G

Dentro una pancia di una balena è cresciuta una bambina con le orecchie da cavallo e le antenne da giraffa. Conosce solo il buio, il morbido e l'acqua. e' cieca come un'uomo senza occhiali, senza corrimano delle scale di casa.
Non è piccola ma sta raggomitolata.Le sue gambe formano una G dando ginocchiate al naso.
Sente solo la musica dalle cannette alle orecchie, bianche, lunghe, flessibili.
I vestiti sono la sua cartapesta.
Le sue mani non hanno mai creato nulla.
Il velo intonso sui suoi bulbi le ha conservato i lsuo mondo in placenta.

La tengo d'occhio da anni.
Sono molto invidiosa della sua coda, della sua onniscente ignoranza.
Dei suoi piedi atrofizzati in un paese soffice, madido
senza prospettive, solo con la gravità.

Pochi mesi fa ho comprato un fucile,
da un amico.
L' ho tastato per bene,
prima ancora l'ho osservato a lungo...
appeso ammiccante dietro all'amico e al bancone.
Da dentro la mia camicia di flanella con la coda dell'occhio ammiccavo.

Poi gli ho raccontato se poteva perforare le ossa di una balena.
Lui mi ha detto che certo!
Anzi,
era perfino esagerato. Dopodichè mi ha dato alcune raccomandazioni sul rinculo
e sulla cura che avrei dovuto tenere nel lucidarlo.

Ho dormito con gli occhi aperti
su una coperta verde
per 4 giorni,
contando dal momento in cui ho smesso di parlare con il mio amico.

Ho preso la barca.
C'era un sacco di nebbia.
L'acqua era piatta. Si sentiva respirare la balena da lontano.

Le sono arrivato vicino, facendo le pale con le mani nell'acqua.

Ha fatto la scontrosa ma stava quieta.

Sapeva che avevo un fucile.

Sapeva di intorpidimento,
di troppa stanchezza per avere paura,
anche di me.

Dal mirino scorgevo la bambina,
era appena sveglia.

Ho detto bùm.

Da lì mi ricordo solo una distesa rossa,
il freddo
e l'ovatta nelle orecchie.

mercoledì 18 novembre 2009

"che palle le mostre a palazzo reale"-elogio dell'assurdo




photo coourtesy of Roberto Salvaneschi

Domenica sera ho ascoltato degli occhiali parlare immobili e indemoniati su una testa rotante e indefessa dell'assurdità della vita, del suo palesarsi pratico sulla distesa infinita della pianura padana.
La follia.
Che argomento affascinante.
E crudele.
Soprattutto senza contegno, senza regole.
Apparentemente senza fine.

A me la follia ha fatto male.
Ha tolto molte parole, me ne sono fatta privare
rivestendo il ruolo di involontaria
assistente di fumatore ignavo e passivo.
Anche sessualmente,
nei confronti della gioia.

costantemente in pseudoapnea.

E adesso se chiudo gli occhi gli unici pesci che vedo fluttuare sono di carta,
di poesie che non posso aprire.

Non posso più,
per chissà quale logica,
un aneurisma gelato,
un senso
che non rispetto se non quando metto un pilota automatico talmente la ratio non appartiene più ai frammenti di novembre che non se ne leva.


Stamane osservavo la brina sospesa.
Sospesa in un limbo, stretto attorno all'albero di natale finto,
emblema perfettamente prevedibile nel suo disordine di accadimenti,
come le pieghe della carta di caramelle che stazionano precarie sul fondo della borsa dell'anno scorso.

A me ora ispira solo crudezza questa casualità,
interiora nel cellophane da 4 e 90 al kilo.
Probabilmente di un colore diverso dal neomorto che garantisce una sorta di commestibilità.


Dopo fatiche e sbrodolamenti di pertugi anali
la sorprendenza altalenantemente felice dell'esistenza annoia.
Forse sono solo presuntuosa nel credere di potermi permettere
di sonnecchiare conoscendo la sinusoide dell'umore degli eventi.

La miopia non mi ha salvato.

L mia pelle ci vede benissimo
e piange violenta come un neonato.


Un criceto, con la coda di uno scarafaggio
e il pensiero di una formica.
Mi agito solo per scadare il letto.

giovedì 5 novembre 2009

Ti sei lavato le mani?

Allora,
qesta è la dottoressa Cianciulli, aka la Saponificatrice di Correggio,
celeberrima serial killer nostrana,
efferata produttrice di sapone grazie ai generosi corpi delle sue vittime.

Questa è in negativo...

se volete vederla in positivo
date un occhiata a quello che fanno qui.


A buon rendere!



















http://www.sabbatica.org/gorgonmagazine/pagine/alpha_indice.html

giovedì 22 ottobre 2009

---octopussy foggy---p_arty. one

In questo umido e violaceo venerdì,
annuncio
Urbi, SUBurbi et Orbi
che il mio disegno
"Nothing's impossible"
parte di CARNE_ADE


è stato selezionato tra le 50 opere di pittura del Celeste Prize International

Buy the catalogue!
Mantenete aggiornata la vostra libreria!

I ciccioni lottanti sono destinati a dominare il mondo!!!




mercoledì 7 ottobre 2009

Il letargo del senno




Perchè mi hai svegliato a fine settembre, eh?

Me lo dici perchè?


Perchè non ci sono cavoli nè santi da imprecare,

perchè la fantasia non riesce a comprendere nemmeno un decimo delle bestemmie che si meriterebbero certi nuvoloni sul capo?


E' insopportabile quest'aria.

Non la fende nemmeno la musica.


Avrei bisogno di svariate ore al giorno

per liberarmi

da quello che mi pesa,

costantemente addosso.


Sono risposte che non so ignorare.

Come l'aiuto che è sempre più difficile

da chiedere.

Unitamente alla sua negazione.


Mi sento come non avessi più denti da stringere.

Nè unghie da crescere,

se non per spalmarci uno smalto di un colore dozzinale e stupido.


Ho sempre avuto paura nella vita quando mi sono mancate

ironia

e tolleranza.


E' la situazione anticamera di un sogno verso mattina.

Che non risparmia nessuna zona protetta.


Da madre vorrei proteggere il mio pargolo,

che sembra non respirare per fatica nel sostenere il mio sguardo vacuo,

dal terrore insignificante.


Hai fatto il possibile anche oggi per prepararlo a domani?


Hai sparso il veleno per le formiche che gli camminerebbero volentieri costantemente addosso?


Sei stata sufficientemente brava nel nasconderti

le mani che vorresti?

Il sole e il vento che dimentichi continuamente esistano?


Hai rimandato ad hoc quello che ti garantisce Damocle?


E' troppa un'ora.


Lunga giorni.



E' troppa una torta intera per una persona sola.


Non mi ricordo più chi diceva che certi segreti vanno confidati

perchè un cuore solo non li può contenere.


Io credo la morte sia uno di questi.




giovedì 1 ottobre 2009

Il fumo del giovedì pazzo





Niente.

Mi stropiccio ma non serve,

mi scotto solo di più senza svegliarmi.

Mi hanno lasciato la ribalta,

dopo un bel repulisti di candeggina.

E sono sola in mutande,

con la sinusite e una maglia troppo grande.
E troppi fili...
troppe traparenze.

Per giunta in testa ho la parrucca dei miei capelli di qualche anno fa.

solo sbiaditi nei pigmenti e nella forma.

Vorrei ci fosse solo lei.



Sono afona,

di naso e di corpo.

E' pungente quella che dovrebbe essere una puzza,
di disinfettante,
di ospedale.
Le recite dei matti.
Nè di varechina
nè di letti poco puliti.

ma non ne riconosco l'odore.


Urlo a

nessuno,

come un ciclope fatalmente credulone,

muta


ma

sento solo qualche colpo di scopa,

lontano.


Le pulizie.


Fa freddo da oggi.

Non le pare signora?

Ma ovviamente non mi sente.


Però risponde:

faticando lo si sente meno

si dice.


E funziona.


Fino al traguardo,

raggiunto stancamente,

il giorno prima della maratona,

il cui solo pensiero non vale più di niente.


Non so se sia vendetta,

non so se sfinimento.


Mi tremano le ginocchia.

Per niente.


In fondo sono già stata Cassandra,

Medea,

Giulietta

e Desdemona.


Mi adroato pubblico vuoto,

abbiate pazienza poltrone,

non riesco a parlare,

nè a recitare.


Raccolgo tutte le ciocche che inizio a perdere copiose.

E torno a un sogno.


Dal fumo,
da dentro.









mercoledì 30 settembre 2009

L'appuntamento" in una stanza

Eccoci.

Mozzo,

Holiday Inn

dall'uno al tre ottobre,

esposizione e mostra

di dieci coppie di mani bergamasche.

Sior e siori, vi attendiamo numerosi.

See the link .

a presto amanti del lusso;)



Vi presento il mio "Appuntamento"
e il mio " Smoke" che "gets in yur eyes" (intestazione blog).


Poi per allietare la notte un noto naso
a solleticare la ninna

lunedì 14 settembre 2009

whatever happened


La testa non è più piena da non far respirare.
D'altra parte quello che ho appena fatto mi ha fatto stare meglio.Ma senza iene.
Lo aspettavo da tanto.
L'ho immaginato tante volte.
Sotto la tettoia dei miei nonni.Con la luna che fa
ombra, e solo il gatto che sa.Ma non gli interessa sapere.
Fa un giro e trova più interessante la notte di noi due.
L'ho baciato io
questo misto di pelle e
ricordi
e profumo buonissimo.
Mi illudo che per un attimo niente sia d'avanzo.
E' vero.
Ti amo davvero, ti amo lo giuro.
Ma chi lo sa poi.
E ti guardo senza sospetto.
E ci consoliamo,e ci aiutiamo a vicenda.
E' bello stare qui.A parlare piano.
E tu hai il foulard di mia nonna sulle spalle.
E io crollo,come una torta a tanti piani.
Perchè tu conosci la mia immaginazione.I miei peli.Le mie viste.
Anche quelle dalle prospettive cieche.
Non mi devo spiegare.
Guardo i tuoi occhi e i loro abissi.Stupendi.Freddi a volte.Capaci di fiammate. Ti avrei baciato per ore rimbalzando fra talloni e alluci sulla cornice di carne esteta della tua aria.
Invece ho dormito di onice calda. E il mattino vuoto, con le briciole del giorno prima mi ha lasciato perplessa:senza nemmeno il tempo per bere il tè.caldo.
Un cassetto della scrivani fatta di faggio di me stessa è stato aperto.E ora conosco lo spazio.L'ho imparato mangiando la carta colorata e unta di diperazionevolendo unicamente stare solae sapere che era evocativo di un sadismo privo di fascino.
Senza stima. Tiranno di tempo e fatica.
Ma tutto questo Alice non lo sa.Ignora che io conosco lo stregatto che spesso mi ospita sui suoi rami,sulla sua coperta a righe.
Ma soprattutto,dove cazzo sei adesso.Voglio alzarmi con te.
Confusa come sono.
Amata, impossibile per quello che ho in mente,ma soprattutto per quello che ho in mano.

foto courtesy of

mercoledì 9 settembre 2009

crash test_ iconoclastik prospektive


Spero che gli odori non esistano più
Talmente detesto i denti dell’olfatto che mi mordono i peli del naso.

Non mi importa dove,
basta che questo sia il posto in cui non esistono
dato che la mia casa è qui.

I cassetti si sono dimessi da autostrade delle impronte
E dove sei adesso non hai più mani per niente.

Hai perso la forma,
il colore.
Mi resta solo la memoria detestata di un alone.
Una nube di aria di neve marcescente di sale,
una fonte di stagno.

Cammino e cancello i nomi,
le finestre, le posizioni dei baffi del fioraio.
Poto i vasi, ci metto piramidi di sabbia al posto delle foglie,
dei sottobicchieri dell’autunno.

Dreno la vista dalle nubi,
colo il grigio, risparmi sulla luce dei sorrisi.
Proteggo la gioia dalle uscite incoraggianti e inaspettate.

Arrivo davanti al portone a memoria,
nonostante la cecità emotiva. Mi spoglio quanto basta per liberare le mani e mostrarne i legami
al resto. Impugno tutta la forza che posso e respiro.
Inspiro con violenza e rilascio con esasperante flemma:
incendio tutta l’aria attorno a me.
La porta, le nappe delle tende, il manico del tagliacarte accanto al telefono.
La maniglia della porta e le lettere mai imbustate.
Scavo un cerchio di fuoco.
Mi siedo a terra e leggo.

Finalmente una storia eccellentemente entusiasmante.
Reale forse.

La appoggio e non la apro.
“Voglio essere un pesce con le ali” mi dice l’ultimo geranio superstite dopo il mio ritorno a casa fiammante e al contempo devastantemente rispettoso del silenzio.
“Anch’io penso”
E trovo il coraggio di rispondergli:gli offro da bere intanto e attendo l’incantesimo.

Detto questo chiudo gli occhi dopo essermi seduta
In un posto dentro casa nuovo,
uno spazio libero.
Più in alto di te.
Almeno…dal pavimento.

sabato 15 agosto 2009

_tinulla-hannibal-smith in Berlin: "Adoro i piani ben riusciti"







X-LAB














Modern Graphics
photographss cpurtesy of dott.ssa Serena Nicoli
Qualche giorno fa...


"Gooodmorning Berlin!
La tempeatura è sui 17 Celsius qua in Kreutzberg
e sono lieta di informarvi che Miss _tinulla col suo Aperitif



è in vendita presso:




la migliore fumetteria di Berlino,
Modern Graphics,
Oranienstraße 22,
Kreutzberg obv;




nonchè all' X - Lab della Dott.ssa Paola Verde,
Skalitzer Str. 67,
10997 Berlin.

Inutile dire che la sottoscritta è very felice dell'accaduta adozione.

Detto ciò consiglio vivamente- e ormai con la massima certezza di godersela da soli la città.
Nel senso di senza guida e senza meta.
Seguendo il leggendario istinto femminil (etilico) io e la mia fedelissima abbiamo scovato
bar, case, esposizioni, negozi di scarpe, modernariato, gallerie, rigattieri, stivali di qualsiasi materiale e foggia, radio, house project, kebabbari custodi di giacche e segreti, il tutto attraversando la metropoli ex muro con la massima calma, a cavallo della filosofia più ancestrale- e napoletana- dell'uomo: perchè sbattersi a coltivare? raccolgo!
E che meloni oserei dire!

In ogni caso in tutto questo bendiddio di godimento il momento topico di annunciatissima depressione c'è stato, e con quale virulenza.

Palazzo della Repubblica.
Palast der Republik.
La risposta pubblica e in scala reale al Fujiama
di hotel.

Raso al suolo.
Il trionfo del decostruttivismo.
Una lebbra lenta che ha lasciato spazio solo al verde.
Un bel praticello con tanti cari ecologisti e mammine coi pargoli se la spassano sull'erbetta all'ombra della torre tv più bella del mondo. Ignorare il passato del manto erboso dove deretani gitaroli si posano. Scusate ma in preda ad un attacco islamico blasfemico e
nostalgico sono stata male.
Mi sono messa a pregare in ginocchio.Per me era come la mecca per un musulmano, il baluardo del decadentismo DDR.
Cioè, no
ma no e basta. Non era da fare.
Ci sono arrivata davanti come se a un concerto durante l'ultimo pezzo fossi andata urgentemente a salutare le toilets, torno e..la gente brulica via dal formicaio di sudore.

Per riavermi da tutto questo ovviamente lucky strike&cygarettes&beer perchè le suddette permettono di necessitare frequent(issi)mamente dei bagni che, come già prima celebravo,

costringono alle proverbiali soste forzate che aprono , oltre a prospettive inaspettate, anche e soprattutto nuovi rotoli di poesia cartacea e numeri di telefono, richiesti o meno .

Per finire
un ultimo racall polemico,
unico ,
grande a tutti:
go-de-te-vi-ber-li-no
così
com'è.
no ristorantini da gino,
no showroom gucci et similia,
american apparel mood NONOOOOO.
no "ma lì non ci andare è troppo turistico fa cagare tanto ti annoi"
NO,
cazzo.
NO per forza solo zone schopping,
oppure per i prodi super fashionindie only kreutzberg
le sue strade fighissime ancora illibate da parecchio dell'indegno volgo col suo ciarpame,
oppure gli italiani che si fingono stranieri (pessimi, e bestemmiate pure in siciliano perdio!abbiate coraggio di voi e dei vostri cromosomi!).

Please, reset yourself,
nein fighète el ccentro, il mondo non vi ruota attorno e non frega un cazzo a nessuno se siete la fotocopia di una facciata di PIG: vi avranno visto da qualche parte...?in edicola credo.

let's get lost!!
in the city!

a presto




enjoy

Roses Bar
Oranienstraße
187
, Kreuzberg
030 6156570

Cassiopeia

Central-Kino
Rosenthaler Straße 39

Foto shops
Brunnenstr. 11
1.Stock
10119


Udo: 0173 617 46 68
Mike: 0172 900 88 52
Jens: 0163 269 16 44

some pilLOLe






















lunedì 10 agosto 2009

Carnazza Celestiale

Miei cari,
oltre a ringraziarvi per l'interesse e l'affluenza nei confronti delle carni pastose e violente dei miei lottatori di Carne_ade
oltre ad augurarvi un ottimo X agosto,
prima di partire per Berlino vi lascio un post it
che mi riguarda
sul frigo pieno di birre
e anguria.
Più o meno recita così:

dear friends, you can enjoy my work and vote me @
http://www.celesteprize.com/artwork/ido:34873/

thanx _tinullarianna

celesteprize.com/ariannatinullamilesi
premioceleste.it/ariannatinullamilesi

nothing's impossible









eccofatto, poi ci terrei a segnalare talsignori:

http://www.otolab.net/
http://vimeo.com/5572660

che non ci dispiacciono affatto

enjoy!!
seee youuuu afterr
all tomorrow's berlin parties






giovedì 23 luglio 2009

CARNE_ADE_tinulla@Polaresco


















This is Wrong,
una preview
Eccoci, fervono i preparativi.
Bipersonale (con la deliziosa Linda Carrara che mi affiancherà con un'installazione, Esilio)
presso lo spazio
Polaresco di Bergamo.
Appuntamento ore 19.00
del 28 luglio.
Till late in august.
Performance musicale per l'opening NoYa.
Per l'occasione in catalogo
un testo di Alberto Ponticelli
A parte un intervento di Discordant ,
vitale nello sviluppo del progetto.

Di seguito
la parte scritta.
Mia


"CARNE_ADE
Lente le ombre e gli odori consapevoli si muovono nel quadrato al centro dello spettacolo, nel fermento dell'attesa. Due corpi concentrati sull’enfasi empatica nell’estasi dell'odore di carne.

Un piede,
le mani al fianco,
affondano a terra.

Un tempo di pieghe di pelle che accoglie e carica i gesti e gli sguardi densi
Avvolge tutti.
I capelli di cera restano tesi prima del contatto.

Silenzio.
Religioso quello del rito.

Minime tensioni
massime nell’imminente risonanza di forza e scontro.

Attimi eterni prima del big ben degli attriti.

L'universo attende rispettoso dall'intorno.

Poi caviglie oberate
piedi
cosce
orecchie gravitanti attorno a globi di apparente staticità si scagliano in faide
leggiadre nel loro incedere inizialmente anchilosato. Le parabole spiazzanti dei voli di polpacci
dei gesti calibrati sull’avversario conosciuto studiato dalle ossa in fuori.
La cerimonia di un mondo lontano dall’iperuranio.
Reale, di carne
obbediente a gravità e volontà di potenza.
L'imponenza degna solo del concernente alla terra.
Al peso dell'esistenza magistralmente gestito.

Ti conosco corpo
Tu, di fronte allo specchio vivo che vedo.
Conosco i tuoi lividi interiori
le tue debolezze
i tuoi dervisci nervosi che si stemperano in
sinapsi di sangue.
Fili che lasciano illibato questo cono di spazio dall’ignoranza
Dalla brama di riempirsi di avere senza metabolizzare, che si priva della potenza per raggiungerne fallacemente l’apice.

Lo spazio di scena delimitato dalla luce cruda non sempre contiene tutto ciò che accade. Il buio si illumina di scintille scaturite dalla lotta che roteando spezza e armonizza.

Ritardi carnefici delle ossa che alla zavorra della vita possono solo obbedire come esempi irrorati di ossigeno.
L’impatto è caldo, urla, graffia, spinge le articolazioni e le interiora e frammenta il respiro.
Scompostamente a terra.

Ti sospendo, dal giudizio.
Ti perdono. Mi hai battuto. Mostrato una nuova prospettiva, dal basso.
Insegnato come cadere al tappeto come se di carne non ne avessi, e possedessi solo l’inferno di una falsa ragione meccanica incapace di argomentare gli organi e di avere orgasmi. Le arterie razziste non lo permettevano.
Ho imparato a perdere, sono pronta a respirare, senza la coltre di estraneità da me stessa.
Pronta a combattere un’altra volta. Immersa dal silenzio della folla che proiettavo dentro, per riempire al pelle vuota.
Ti lascio continuare a camminare verso un altro incontro specchio, quando ti sarai rialzato da terra."












Il resto lo troverete nel catalogo e/o @the Polaresco





martedì 14 luglio 2009

Lui no




Dorme sul fianco.
Una virgola di carne e respiro.
Ora.

Il sorriso nella penombra della luce
che crivella dolcemente il soffitto.
Ti sei addormentato così.

Ieri.

Io già sognavo,
e sognavo questo.

Già.

Proprio questo.

Non ci sono numeri,
nè prima o dopo.
Solo ora.

E quello che dico e penso
mi fa una tale meravigliosa paura
che sembra quasi finta.

Tu no.

Mi sento gli occhi più grandi di diverse taglie,
ma sempre dello stesso colore.
Magari leggermente tendenti al verde toh.

Ma è solo per farci stare la macchina fotografica.

Mi inventerò un carattere nuovo
per scriverti.




Donami una vacanza di pietra
senza memoria concreta
che ancora mi sento le dita
fondersi nella tua fica
mentre ti rubo energia
poi tu ti rubi la mia
donami una vacanza di pietra
senza memoria concreta
senza tragedie o rumore
che niente si possa svegliare

OST Simbiosi_ Afterhours

lunedì 6 luglio 2009

UN BICCHIERE DI LATTE CALDO

http://www.youtube.com/watch?v=wx8EF_aZxD0


In realtà ci tenevo a sottolineare che il 17 luglio, presso lo spazio X Lab - Corrosive Art Farm (Paola Verde &C.) a Berlino ci sarà l'inaugurazione dello spazio e di una collettiva a cui parteciperà Discordant, l'artista

http://www.xlaboratory.org/

che volendomi bene mi ha affidato la sua bio

http://www.mokaweb.it/index.php?option=com_content&view=article&id=444:emanuele-sturlese&catid=40:moka-magazine&Itemid=34




http://www.youtube.com/watch?v=RsS-yV-_d-8 e questa, scusate ma ci sta.:)

venerdì 19 giugno 2009

BéZIER_@_galleria_moroni_serioquattro






BéZIER

Cammino lungo.Segno, è questo il tatuaggio che ho da sempre e che fortuntamente non ho mai avuto tempo né mezzi per fare, avrei completato un copia incolla.

Lungo una linea prussia, che sinuosa si muove nell' aria, ai bordi e dentro la città della mia vita non sghimbescia.Un' assonometria narrativa prigioniera dell’estetica e non ricercatrice,
incapace di essere prospettivaper natura e una scelta, poco recondita e subdola.
Questa linea non è ancora calcificata e solo ora, bianca sulla pelle,
su un asfalto che la evidenzia di blumi vedo nera,
definita in tutte le sfumature.
Calpesto bottiglie, lattine, immondizia e scontrini.
Altri segmenti, spezzati, onde quadre di auto che passano,interrompono. Complice del frullatore di percorsi attraverso la strada
Come un pennello i miei piedi punta di piume strisciano le zebre.
Sopra di me le carreggiate.
Solo adesso, capisco di non avere avuto altre epifanie.
La diagnosi è: aborti spontanei e quasi sempre ben accetti.Il segreto era solo l' attesa della condensa.
La capacità di aspettare che tutti i punti confluissero, si accordassero con l'entropia,cavalli non sellati del palio.

Non ho aspettato di sapere cavalcare a pelo,tutta presa dall'ansia di comunicare concetti che nemmeno io afferravo nell' interezza di una criniera perchè tendevo sempre all'infinito anche se rimanevo sotto la neve finta di una bolla sul mio calesse nel maneggio circolare. Senza inizio, senza fine, in una calotta di plexigals,condomina di sfere di poliestere.

Poi credo che una bambina attirata dai souvenir abbia agitato tutto lo stabile trasparente.
O forse la palazzina è solo caduta da qualche tasca e un maremoto violento e piccolo come una biglia ha messo nel frullatore le tegole del tetto, riducendo tutto il microcosmo in macerie.Un cataclisma silenzioso e profondo. La curiosità di vedere quante superfici avrei potuto imprimere con delle graffette di desideri realizzati che legassero, senza organizzare ma che mi rendessero un poco meno ansiosa e felice.
Un po' almeno.Ma mai abbastanza. E arrivare allo zen necessario per dedicarmi solo alla pressione per le setole, il loro fruscio che di getto avvolge la carta e i muri e dice.

Un po'.

Di me

Se chiudo gli occhi e mi siedo su tutti i piccoli cocci della mia vecchia boccia
sento del latte lungo le gambe, nè veloce nè lento tuttavia incontrollabile. Che non ha più nessuna intenzione di ricordare da dove viene. Vuole solo scorrere, uscire, percorrere, ben conscio di non essere vergine.
E' lui a ricordarmi che non so più che faccia hai.
Che ora che cammino sola sei diventato un effige cubista ma senza spigoli.

Le intersezioni si sovrappongono, il compasso descrive dei nasi che lambiscono delle orecchie ma non ne conosco bene i segmenti di cromosoma. Dei lobi bagnati ancheggiano lievi su delle pieghe del collo che riconosco ma che non hanno nomese non più sigle.
E forse un cruciverba di questo potrebbe essere l'enigmista per compilare la mia carta d'identità. Un documento che affiderei alle onde dentro ad una bottiglia, l'anagrafe accidentale che mi ha notato inciampandoci a vicenda.
E spererei all'istante nel tradimento del tappo, nel rimescolarsi delle lettere, per fondersi in qualcosa di nuovo, sempre fresco e turgido. Anche inquinante,ma solo in parte.

Su questa onda i pensieri si affastellano, sono punti di una parabola che finge di non conoscere i propri fuochi,perchè crede che voi perimetri le manchiate ma teme la ciclicità fedele di una sinusoide.
Sono dei gemelli, apogei e ipogei che non hanno mai i palmi delle mani coincidenti quando si giungono e allora vagano, per non diventare speculari.
Iniziano dalle punte e si diramano come radici.
Diventano una pianta acquatica, una medusa di legno che s'inventa un alfabeto.
Non è dolce per un cazzo naufragare,
nè in questo mare nè nell'oceano,
ma ne ho bisogno,
e non occorrono paragoni per afferarlo.

giovedì 11 giugno 2009

Evviva la Superga

Un doveroso Grazie.
Dopo il MIAMI.
Nella più tradizionale tradizione cultu_ale.
A tutti quelli che hanno accarezzato i denti di pesce e
se li sono messi in tasca, tra le mani o spillati sul petto.
(E che si sono comprati il mio nuovo Aperitif: a fake perfect life
drawn by an imperfect blu ).
E soprattutto a quelli con cui abbiamo barattato cose,
attimi,
esperienze.
Luci, vino, vettovaglie, cocktailss e quant'altro.

E un pensiero va alla delegazione torinese presenza imprescindibile e fissa della nostra dentiera marina.

Tra l'altro,
giusto oggi apro rumore
e ci trovo un bell' articolone espanso dal titolo "Torino 2009", incentrato sulla regia città sabauda e sulla scena cantautoriale che gorgoglia sull' humus di San Salvario.
Con orgoglio mi sento parte interessata alla cosa,
date le mie frequenti scorribande in loco, o giù di lì.
Infatti è grazie a questa elegante città (e se lo dice anche mio nonno non oso modestie accessorie verso le mie opinioni) che ho trovato il luogo adatto per riposarmi dalla Lombardia e appurare la mia passione per il disegno murale.
Ciò a parte,
la cosa importante è che in una fase viziata da una pioggia battente
di accuse contro le città italiane, minate da una gigante nuvola di Fantozzi,
Torino sopravvive grazie a creatività e spessore,
perfino a detta dei Torinesi stessi: dall' indigeno di mirafiori al fighetto del quadrilatero.

Da ex inquilina di Milano, che per quasi tutti è morta (io la trovo solo un paese con la metropolitana bello e crudele, con sindaci D&G), confermo che l'ombelico del Piemonte merita, e soprattutto,
come ricorda la testata musicale di cui sopra, è una città dove ci sarà anche il grigio ma cazzo, la primavera te la becchi amplificata poi.
Tipo,
uscire a bere praticamente gratis,
trovare abbastanza lavoro,
casa a relativamente poco,
il mercato tutti i giorni,
i concerti,
il Po...
le persone con cui parlare,
e senza essere in ferie.

Sarà che a Torino ho un' amica eccezionale,
che c'è una session costante tra vari soggetti a me cari dalle provenienze più disparate,
che c'è Superga e mi sento libera.
Che le case sono lunghe e sgarrupate come me,
che ci vado sempre con i migliori sentimenti e ci dormo da dio.

Che ho una persona che mi porta in giro di notte parlando a peste e corna del Toro e che mi fa fare lo pseudo r'n'r acrobatico terrorizzando i vicini;
che sfotto i francesi ubriaca al tavolo che poi stanno con noi,
e che il freddo non mi da fastidio,
che io la amo 'sta signora distesa e incoronata dalle cime.

E ci tenevo a dirlo,
che c'è spazio,
anche qui.
Certo, anch'io le ferie le farò a Berlino, che è figa,
che la musica, l'arte ecc
Ma a me sto minestrone etnico gettata della Mole me gusta.

E se va bene a me,
buon gianduja a tutte le facce di merda che ne parlano male,
o troppo bene.

venerdì 5 giugno 2009

tinulla versione denti di pesce@MIAMI 2009

(tab from "Aperitif", da domani potenzialmente presente nella vostra cameretta)


A tutti i naviganti,

domani inizia il miami,

consueto appuntamento milanese e non

con la musica e le più svariate amenità.

Tante belle cose insomma.

ci sarò,

ci saremo:

io e la mia inseparabile controparte teutonica.

cercateci,

aveteci.


Abbiamo spille al kilo,

FUMETTI (inediti),

INCISIONI,

STAMPE,

PESCI e DENTI

SOGNI e DISEGNI.

venite sioreesiòriii,

no perdetevi il fantasmagorico banchetto

lauto e colorato

delle signorine in tandem.


I denti di pesce

più vivi che mai.



ps:nel frattempo si sublima-.....




lunedì 25 maggio 2009

Altrimenti

Cioè, mica si può fare così. Eh, non vale, no che non vale.Che mi guardi dall’altro lato del tavolo, con il francobollo in mano, che mi ammicchi, mentre parli con l’ennesimo avventore PT che si lamenta allo sportello dei tagli alle pensioni, mentre il mio walkman ha deciso di stringersi ai miei due lobi improvvisando un lentaccio.Mentre mi guardi.
Eh no, non può andare avanti che io cambio posto, ora e colore e tu ti muovi tra gli scaffali a quel modoe inciampiamo nei sacchetti canarino trasparente dell’ esselunga.Non si fa, non ti infili davanti a me in coda al pane quando hai un profumo più buono del suo.Con la giacca appoggiata sulla spalla indichi l’etto di affettato che vuoi e lo fai talmente bene che mentre sorridi perfino gli steli piliferi della tua barba ubbidiscono alla tua pelle. /No, non vale.Mosse assolutamente scorrette, proprio quando ero fiera di aver imparato abbastanza bene a mentire.Che ad imperare siano i nuovi dettami del decoroso distacco, perbacco! Invece tu pisci fuori dal vasino e mi centri,ogni volta.
Che se mi sfiori è perché siamo aderenti sul tram, che è stretto e non si può fare altrimenti.Fingendo di ignorarci, e cercando di obliterare pensando che quasi quasi altrimenti si potrebbe anche fare./
E soprattutto non piove. E non posso dare la colpa nemmeno al tempo, al governo ladro, nemmeno a Tom Waitsper la mia ebbrezza semi molesta. Neppure alle gambe della cameriera sporta al bancone, troppo tornite e sfacciate nella loro coscienza di sé, che distolgono ragazzi, cugini e cani dalle loro conversazioni. Discorsi da cervello volutamente in libera uscita, alla periferia dell’intelligenza. Non sono certo loro ad aver cosparso il mio microcosmo di specchi che appoggiano sulla pelle il freddo delle loro cornee vitree e scrutano col periscopio che ghigna sornione. Non è nessuno dei loro occhietti a penetrare ogni camicia a righe e a trovartici, in tutte le pieghe sopra i risvolti, corone dei gomiti calorosi in primavera. E pensare che sono stata attenta a non mangiare troppi baci perugina, cazzo. A non abusarne, a evitare di usare font da cioccolatino.
Beh, se è così ti stenderò su un letto di lattuga, ti libererò dalle lumache che forano il tuo epitelio superficialeE in mancanza di pomodori mi affetterò liberandomi dell’acqua in eccesso. Ci possiamo mischiare,un po’ d‘olio, d’aceto, sale, origano.E, uber alles, di pepe. Nero.
Anche se sei lontano, le pentole continuano a viziare la cucina nelle mie narici con un aroma delizioso, l’aria profumata fa sempre bene.

Olio su tela




Belle come figlie senza dote che vogliono paartire
e studiare
e lasciare per sempre il proprio cuore
in queella terra fatta
di lacrime e sole
e risparmi e
sudore
e raccolti in trepidazione
Se nel destino qualcosa c'è di scritto è soltanto il
canovaccio
se su questa terra
qualcosa
c'è di definito è sicuramente il solco dell'aratro
Adoro da sempre questa canzone
e non la sopporto allo stesso tempo,
solo perchè
descrive la situazione di chi il culo se lo deve fare,
a partire dal piano terra,
da chi parte senza portafoglio
anche se ha arte e parte.
Ua storia vecchia come tanti
codici fiscali addizionati
ascolt
che è megl

martedì 19 maggio 2009

lunedì 11 maggio 2009

Pesci e Bachelite





Chiudo il rubinetto.
Ho le mani secche.
La pelle è arida e pesante, sono scaglie di tombino. Tra gli incavi delle dita, tra le macerie del cavolo che ho appena affettato. Per te e le tue sigarette che non arriveranno mai. Ma non fa piangere il cavolo, m’inventerò qualcos’altro.
I pesci di das sono quasi asciutti e il gatto li ignora, come si fa con i bocconcini madidi di umidità, lasciati in una piccola ciotola. Si è stufato di recitare la sua parte da animale e reclama la sua dignità umana, mi dà lezioni di quello che non faccio.

Prego.
Crauti,
Trofie al pesto e patate.

Bicchieri smeraldo,
freddi e lisci serpenti, verticali, nelle mani.
Oggi mezzi vuoti,
come spesso,
a quest’ora infinita che sono i pranzi con te.

E per fortuna che non c’è il sole oggi,
ingiallirebbe i lenzuoli a stendere: di un candore sterile testimone della verginità dell’uno nei confronti dell’altra.
Sei distante, sopra la montagna di ragù, su una montagna di spaghetti, sotto un mare d’aria. Un sugo senza occhi, di sicuro migliori dei miei.
Sei lontano più dei pesci nella vaschetta, palloncini di organi in sospensione in acqua. Senza peli, liberi dall’attrito che cerca di dissuadere le tue mani dal cercarmi.
La sera, vicino al cuscino
Che sa dell’assenza dei biscotti, del caldo del latte. Ma solo per poche ore.

“Passami il sale”,
ma passamelo vicino, sotto gli occhi, dentro i lembi della ferita.

Tra l’organza delle tende del baldacchino,
dei sogni dell’infanzia alla cipria
che mia nonna voleva per me.

Sei muto.
Due muti nell’acquario,
due mammiferi marini in aria distillata. Le tue sillabe restano appese ai fili colati dal soffitto nei piatti,
come le tende di bachelite, su distese polverose di mattonelle da casa del mare.
Mi proteggeranno dalle insidie della fertilizzazione dell’orchidea che cresce dal basso delle mie caviglie.
E’ un dolore, sempre più flebile, più diluito, che perde la sostanza …
Due andicappati vocali e tattili, seduti allo stesso tavolo.
Il nostro convivio si dava le arie di unica eccezione alla regola d’oro dell’imperfezione.
E invece una macchia è caduta dal ghigno della realtà ineluttabile, come una tegola, e l’ho vista come una bambina che guarda il sole precipitare.
L’ho sentita come merda di piccione.
Come se mi avessi dato una testata.

E invece non ti muovi,
meccanico,
una forchettata dopo l’altra.
Alzi il naso,
scrolli i baffi,

Sollevi le sopracciglia,
e prima di vederti riprendere il tuo monologo con la fondina
alzo occhi e sedia,
preambolo dei tacchi,
le cornee all’indietro,
e i miei capelli descrivono
la parabola che seguiranno le braccia,
che si levano dalla tovaglia,
che vanno alla bocca…
starnutisco.

mercoledì 6 maggio 2009

"La pallottola che mi ucciderà non è ancora stata forgiata"




Ei fu. Siccome immobile,

dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
5 così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all'ultima

ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
10
orma di pie' mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio

vide il mio genio e tacque;
15
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio

20
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all'urna un cantico
che forse non morrà.
25
Dall'Alpi alle Piramidi,

dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
30
dall'uno all'altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteri

l'ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
35
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.
La procellosa e trepida

gioia d'un gran disegno,
l'ansia d'un cor che indocile
40
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch'era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria

maggior dopo il periglio,
45
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull'altar.
Ei si nomò: due secoli,

50
l'un contro l'altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe' silenzio, ed arbitro
s'assise in mezzo a lor.
55
E sparve, e i dì nell'ozio

chiuse in sì breve sponda,
segno d'immensa invidia
e di pietà profonda,
d'inestinguibil odio
60
e d'indomato amor.
Come sul capo al naufrago

l'onda s'avvolve e pesa,
l'onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
65
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell'alma il cumulo

delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
70
narrar se stesso imprese,
e sull'eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito

morir d'un giorno inerte,
75
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l'assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili

80
tende, e i percossi valli,
e il lampo de' manipoli,
e l'onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
85
Ahi! forse a tanto strazio

cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
90
pietosa il trasportò;
e l'avvïò, pei floridi

sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
95
dov'è silenzio e tenebre
la gloria che passò.
Bella Immortal! benefica

Fede ai trïonfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
100
ché più superba altezza
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri

sperdi ogni ria parola:
105
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.




L'anarchia è il primo gradino del potere assoluto.
Napoleone
Le rivoluzioni sono paragonabili ai letami: i più ributtanti promuovono la crescita dei più bei vegetali.
Napoleone
L'immaginazione governa il mondo.
Napoleone

giovedì 30 aprile 2009

I pettini tornano a galla grazie ai nodi









Mi sono illusa,
e non ci sono parole per dire quanto,
che la felicità mi riguardasse nella sua forma plurale;
che le parole mi distruggessero;
che nella quiete risiedesse il balsamo per l'interno,
sulla seduta dell'amaca anticamera
di una qualsivoglia serenità.
E invece è il silenzio a scorticare,
le mani inermi,
non le sberle sonore.
E mi torna la voglia di fumare,
di uscire con la scusa del tabacco,
o per comprare il liquido per le piante,
col suo odore acre,
superfluo e doppiamente fastidioso.

Ho voglia di mettere parentesi al tuo viso,
e una rete sul mio cuore.
Come si fa su una pietra,
perchè non cada in pezzi,
perchè i frammenti non diventino massi,
grazie alla ferocia insita nella velocità della loro caduta,
verso gli abissi
della sterilità
e dell'assenza di movimento
conseguenza del tonfo finale.

Nel mio sgabuzzino,
hai lasciato cadere polvere d'amianto,
sui petali di metallo
malleabile
scatola toracica della mia vista.

E ti ho lasciato fare tutto,
ansiosa di tenermi stretti anche i lembi di alghe che temo
e di cui sono fatte le tue braccia.

Ho scelto il mio cappio,
ma non tutti i boia alla tavola rotonda sono daccordo.

Mi infilo le scarpe sulle mani.
e cammino a testa in giù,
senza cercare nuove prospettive.



venerdì 17 aprile 2009

sabato 11 aprile 2009

Ridi, ridi...




Ho i capelli all'aria.
Sto covando le uova per domani.
E capisco che sono troppo pesanti!
L'alabastro non va confuso col finto travertino
nè soprattutto mangiato a Pasqua.
Da piccola il prete recitava di come fosse importante che la Pasqua venisse trascorsa meglio
del Natale.
Si vede che la rinascita è più importante della nascita.
Condivido.
Intanto tutti ridono,
si scambiano auguri,
si lanciano uova.
Di pietra.
Gli uni sugli altri.
La vita,
insegnata a granate.
E io non ho il coraggio di disegnare mani
che "si stringono fra i banchi delle chiese la domenica,
mani che fan cose che non si raccontano
altrimenti le altre mani chissà cosa pensano...
mani che brandiscon manganelli,
che si alzano alle spalle dei fratelli..."
la penso esattamente come Frankie.
E spero che il mio uovo personale,
a meno che non si schiuda violentemente scorticato dalla volontà oceanica di Pandora,
non si apra.
Non è il momento...
Prima devo pulire la casa,
prepararla...
lavarmi le mani di sporco
:9
e tenermi strette le nuove lezioni imparate...
chi è senza "peccato"
se ne procuri uno,
subito!
Non credo di essere stata mai cos' bianca,
e basta.
Buona pasqua

giovedì 2 aprile 2009

il silenzio chiuso in te è più volgare di uno sputo


Tua madre ti ha vestita di tante gelosie

Ti ha messo cose in testa amare fantasie

In te ha riversato le proprie delusioni

Gli uomini ti ha detto son tutti dei coglioni

Così tu sei cresciuta in quella diffidenza

Fra un uomo e l’altro pensi non c’è la differenza

Di ogni tenerezza la più completa assenza il vuoto del tuo cuore rasenta la demenza

Oh mai, un sorriso che so una parola di più oh mai, un’occhiata chissà un po’ di complicità

Come fisarmonica ti lasci stringere ogni volta ma

C’e un silenzio chiuso in te più volgare co com’e

è più volgare di uno sputo

Tua madre ti parlava lavandoti le spalle

Bambina tu ascoltavi le sue infinite balle

“Tuo padre” ti diceva “è stato un magro affare

A quarant’anni appena è un uomo da buttare

“Tu gli volevi bene intendo a lui tuo padre

E non capivi bene le frasi di tua madre

Eppure hai cominciato e non ti riguardava

A difendere per sempre l’orgoglio di una schiava

Oh mai, mai un giorno che tu mi ringrazi

Ma non lo sai fare un gesto che sia

Spiritoso con me con te la domenica

Sei poco igienica si muore sai

Meglio andare via di qua a cercarsi una città

E non restare in questa mia periferia

Meglio andare via di qua a cercarsi una città

E non restare in questa mia periferia

la ragazza fisarmonica

paolo conte

la cosa migliore che ho letto in una stanza sconosciuta

mi a lascaiot ricordi unici

come certi numeri

e odori

e situazioni

mi manca.

e sarà.

ballare...

auguri

ai baffi del mio nero

auguri alle linee dei viaggi

e degli imprevisti

la notte

al numero 4

che è un doppio doppio

alle orecchie fini

ai capelli

al sonno

della ragione

che lascia in pace

il cuore

alemno per una notte

nella bocca di un pesce

domenica 29 marzo 2009

Occhi d'uccelli sotto la luna



Persa nel cielo
lungo la notte
del mio cammino
sono due luci che mi accompagnan
dovunque sto

una nel sole
per quando il sole mi copre d'oro
una nel nero
per quando il gelo mi vuole a sé

signora luna che mi accompagni
per tutto il mondo
puoi tu spiegarmi
dov'è la strada che porta a me

forse nel sole
forse nell'ombra
così par esser
ombra nel sole
luce nell'ombra
sempre per me
perse nel cielo
lungo la notte del mio cammino
sono

due luci che brillan sempre dovunque sto

brillano alte
brillano intense
finchè par essere
che siano gli occhi di chi ho già perduto che veglian per me

signora luna
che mi accompagni per tutto il mondo
puoi tu spiegarmi
dov'è la strada che porta a lei

non se ne adombri
signora luna
se non ho amato
diglielo a ella
che solo ella veglia
per me non se ne adombri
signora luna

se non ho amato solo negli occhi
di chi è già stato

veglia per me



Signora Luna - Vinicio Capossela

venerdì 20 marzo 2009

Disegnare Male







Il bamino non sa di essere morto.

Voglio dire, non lo sapeva al principio.

Lo ha scoperto per caso.

Visitando il cimitero degli amori passati.


E' qui che vanno gli amori.

Quando finiscono.

In fosse poco profonde.


In mezzo a tanti nomi.


Gipi-LMVDM


sapevo sarebbe stato un gran libro

giovedì 19 marzo 2009




Scendono di notte i sogni fragili

ricordi come immagini

che non ricordi più

sentili

esistono e comprenderli

è come una luminaria

che s'accende al


primo amore


gira il mondo cade a fondo e non sa' com'è

cos'è normale


pensi a lei

che non è più possibile

se un sogno è irragiungile un altro aspetta te

e sarà ricordi che non van più via


l'amare da tristezza ma accarezza in fondo al cuore

non comprende più la gente e non sa' cos'è


quello che vale

se dici fuggi via

non vedi che non so' dirti che


amarsi è inutile


ma dimmi che varrebbe attendere

se non c'è quello che vuoi


ma cos'è che ti trascina dentro

quel sogno fatto un giorno che


aveva occhi solo per te


ma dov'è quell'andamento lento

canzone a lei parole controvento

ma perchè

non comprende più la gente

e non sa' cos'è quello

che vale


se dici fuggi via non vedi che non so'

dirti che amarsi è inutile

ma dimmi che varrebbe attendere se non c'è quello che vuoi



Ardecore - Parole Controvento

mercoledì 11 marzo 2009

io non ho paura


giuda.
i traditori li mette all'inferno dante.
al freddo.
al gelo.
nel posto più infame.

giovedì 5 marzo 2009

una questione di qualità







è una questione di qualità
non ricordo più bene una formalità
come decidere di radersi i capelli
farla finita con qualcunoo qualcosa,
una formalità una formalitào una questione di qualitàio
sto bene io sto beneio sto male io sto maleio non so io non socome stare dove starenon
lavoro
non guardo la TV
non vado al cinema
non faccio sport
non ho arte non ho partenon ho niente da insegnareè
liberamente tratto da
Io sto bene CCCP


ps:
casa la ruspa
agli sgoccioli degli architetti che ce la demoliranno
che l'amore resti tra i muri portanti
grazie a tutti
sere in testa

lunedì 2 marzo 2009

Il nero smagrisce


Parte prima:in salute ed in malattia

Andiamo sul personale, tanto.
Ieri ero nella mia casetta di Heidi, sui colli. Di fronte la ridente Città Alta, il gioiello bergamasco invidiatoci perfino da Le Corbusier. Sto preparando il pranzo per il mio assistente- dio l'abbia in gloria- neopapà- e anche la lines- e cercando di decifrare la cascata di progressivi sintomi di ritardo mentale della signora che dovrebbe aiutare mio nonno, quando avviene il miracolo.
Studio aperto annuncia una notizia che colpisce la mia attenzione- tutto è possibile.
Niente altri sonniferi per la Moric, niente nevicate eccezionali alle barbados, bensì
l'annullamento di un matrimonio da parte del tribunale ecclesiastico emiliano.
Un avvenimento giuridico di tal fatta-
oltre a costare agli interessati dai 15mila ai 45mila euro in aula,
senza contare gli anni di psicanalisi successivi ai divorziati causati dalle barbare procedure ecclesiastiche- è frequente come una pioggia di rane e insidioso nelle sue interiora come la mente di cuccia- che dio l'abbia in gloria2.
Motivazione? Anoressia della coniuge. Considerata, a causa dela sua patologia, <<incapace di assumersi in piena libertà “gli oneri della scelta”. >> . Chissà se avrà l'anima a questo punto.
Una cosa è certa: con la chiesa non ci si annoia.
Non ho commenti.

Il resto della giornata scorre tranquillo
con mio nonno che sfotte la sua aiutante polacca
("Nono dorme?hehehe"
"Sì, cercavo di non svegliarmi più")
dicendole che vuole morire
Grazie a lui amo gli uomini dotati di humor inglese.
In serata compleanno di amici.
Uscita dal cesso del locale
finisco, vestita anni 20, ma col cappello texano e sbronza,
addosso ai quarti di bue pettorali del barista del locale
mentre suonano gli ac/dc.
Una piadina rischia una morte per spiaccicamento per colpa mia.
Tutto normale.

Penso ancora all'anoressica.

Parte seconda: se vedi blu non è un puffo

Oggi, giornata di riposo,
mi sveglio, piatti e caffè,
peli nel bidet
e mi do' alle notizie.
Preparo la colazione vera
e guardo il pane: un grande ex nemico. Chissà che un domani, nel caso in cui sciaguratamente mi sposassi un chiesa (si sa mai nella vita), qualcuno parlasse nel momento degli impedimenti vs l'unione e mi sputtanasse brandendo una pizza ...probabilmente uscirebbe hugh grant dal tabernacolo e sghignazzerebbe? e io finirei come giordano bruno sul sagrato?..ok, sono ancora i long island di ieri a parlare.
Scrocco faccia di libro pe vedere delle foto di sabato e noto il link di un amico: gli scontri a bergamo tra i gggiovani dei centri sociali (uhahuhuhaaa, che è triste come chiedere a una ingrassata se è incinta) e la polizia, presunta garante dell'ordine e pregata di mantenerlo con ogni mezzo necessario.

Sapevo delle mobilitazioni, ho cari amici che militano e che mi fanno preoccupare come una mamma. E non sono pagliacci.
Io lavoravo a quell'ora. Anche volendo non ci sarei potuta essere.
Ed è tutto vero.
Ho sempre saputo com'è bergamo, ci ho vissuto, ci sono tornata.
Non ho mai frequentato i centri sociali per ragioni differenti da concerti o simili.
Non mi aspetto ******* da chiesa, tutori dell'ordine nè organizzazioni di qualsiasi colore.
Cerco sempre di tenere gli occhi vigili risevandomi la libertà di farmi un'opinione sul mondo totalmente mia, scevra da influenze.
Sono finita in mezzo a cortei di tutti i tipi, a volte rincorsa per sbaglio (forse erano preti travestiti e mi avevano vista a cena), altre rimorchiata da poliziotti insolventi.

Credo che il fatto di avere visto nei video persone che conosco ovviamente abbia acuito il moto di dissenso della mia testa. Unitamente al fatto di sapere quelle case, i posti, gli odori dei locali che danno sulle vie cittadine e le scritte sui muri.
Ma soprattutto spero colpisca le persone che sgranavano gli occhi per quello che raccontavo della mia città, che mi dicevano che è tranquilla, ricca, bella. Certo, vista dal finestrino di una porche che scorazza sulle mura, tappezzato di rosa e hello kitty con licia colò che mostra loro una cartolina della città.
Tutti quelli al corrente della violenza della tifoseria- quella violenta- per la quale è lecito continuare a paralizzare come una macchina da guerra tentacolare la zona stadio come un fungo atomico tutte le volte che si gioca.

Poi a bergamo la teoria prevede una specie di regola, di voto.
Se la città fosse stata risparmiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale non si sarebbero dovuti aprire locali di genere discotecaro nel comune della città. di fatto c'è uno dei locali gay più seguiti e divertenti della lombardia vicino al rondò delle valli, che non è centro ma quasi.
(dico io, non potevano limitarsi a costruire una chiesa?come han fatto per la peste nel medioevo?)

Ma sarebbe tutto semplice.
Basterebbe capire che il segreto è la convivenza pacifica,
silente: fate finta di non esserci!

lasciamoli fare sti neri!vedrete che i vostri rasta ve li lasceranno tenere, sotto un qualche fez magari, che c'è spazio.
statevene a lallio, fatevi i cazzi vostri, magari consigliategli di migliorare la grafica ma per il resto che male fanno?
poi scusate, se sapete che che c'è casino cosa uscite a fare di casa?
tanto tranquilli, la prossima mossa sarà chiudere le mura alle dieci, come ai tempi del fascio,
almeno col coprfuoco saremo tutti al sicuro: i ricchi sù e gli altri giù.
i cinesi da una parte i senegalesi dall'altra.
magari faranno un locale dark quelli dorza nuova,
inviteranno i rossi per un aperitivo, una bella serata stendaliana,
senz'acca, che quella se l'è presa l'ospedale maggiore col pienone di manganellati che c'è ultimamente.

E poi ridico, ma donne, ma dovevano venire a dircelo i preti che l'anoressia non ci fa fare i figli?
(le sante medievali erano anoressiche e avevano le visioni, ettecredo!ma erano vergini e poi voliamo basso...)
Che è come un anticoncezionale e non è naturale? Che tanto diciamocelo, è solo per vezzo che rifiutiamo il cibo, o è perchè non ci sappiamo gestire l'alimentazione che mangiamo a caso.
una sana via di mezzo!
e se proprio proprio abbiamo qualche chilo in più
basta vestirsi di nero,
che smagrisce ed è sempre elegante: in italia è andato moltissimo,
per più di vent'anni.










altre prodezze
1
2
3

altre mazzate
4
5
http://bellaciao.org/it/spip.php?article23517
http://www.bergamonews.it/bergamo/articolo.php?id=7086
http://www.pacipaciana.org/

e...last but not least
ps:cercasi copy e grafico.
scusate, ma stava sul piatto d'argento, su cui vomitare

giovedì 12 febbraio 2009

ISIS




Una volta ero più diligente: per finta.
Mi portavo dietro ala casa,
fortunatamente adesso no.

Ho riempito la gobba sulla schiena di scarafaggi
di sogni brulicanti,
di animali.

Vorrei sempre di più essere un uomo.
Ma forse non mi serve.

Utilitarismo.

Per fortuna mi sono accorta di aver estruso i sentimenti
ed ho provato un raccapriccio umido,
sotto i panni madidi e roventi.

Basta,
torno alla carta vetrata.

lunedì 2 febbraio 2009

Crepe, Rughe e Protezione








Per tutti gli uomini con tante rughe,
che non ti fanno domande e ti posano solamente una mano ruvida,
o uno sguardo benevolo sul viso,
dietro ad una cortina di sopracciglia spesse.

Siamo allo stadio della dedica...
una scusa per sentire una bellizzima canzone,
dato che ultimamente le cose belle ne ascolto più che vederne

sabato 31 gennaio 2009

litri di caffè




Con la speranza di svegliarmi meglio.
Il chicco me lo tosto da me domani,
che è meglio.
Non è che rivendico l'indipendenza,
l'emancipazione,
è proprio
che mi faccio avviluppare
nei lembi acquiferi di colore...
Dormo male ultimamente.
E la ragione è una sola:
"l'uomo più che di tempo,
ha bisogno di spazio"
o qualcosa del genere.
H. Miller
quel porco.
M. cit.
Il concetto comunque è mio,
che mi serve, come la poesia a Troisi ne
Il Postino.


giovedì 29 gennaio 2009

con le braghe calate...






Beccato in flagrante in posizione cacofonica...
cambi di colore...

giovedì 22 gennaio 2009

Lo spirito delle scale











Atteggiarsi a casa gialla
con i muri interni tappezzati di muffa
nemmeno verde
sentirsi il retro di un muro al sole,
e girare la terra pedalando sull' equatore al contrario,
nel caso in cui la suddetta stella scaldi anche noi.

Rimboccami le orecchie,
all'interno.
Fodera gli spazi rimasti col sole
di lenzuola blu, per favore.

Con il cielo, color cielo
su palazzi grigi e squadrati,
di grigio palazzo squadrato,
coi fili e le mutande sopra,
compagni di mollette di pigiami stretti alle caviglie,

verde smeraldo sbiadito.

Accostare i lembi di palpebre
per non vedere.

Monta i fotogrammi che disegno a caso nella testa amore mio,
e fanne una sequenza con il tram in giallognolo e nero
che mi Raccoglie davanti al politecnico.

Avere le borse della spesa,
piene di cocci.
Non pesano,
solo le braccia da molti kili l'una,
senza forza, sono indolenzite.

Ostinarsi a dire che non ci si aspetta niente,
invece immaginare i tacchi ex lucidi
correre verso la stazione che scappa
tra poche ore secolari...

Dimmi cosa fare, consigliami gli investimenti giusti,
mentre sto spalmando i miei pensieri mormoranti sulla federa a corde,
mentre i miei jeans di 0tt0 anni fa grattano le mie nocche
sincronizzate con i miei piedi di gomma a stringhe
che prendono a calci la mia paura degli aghi
svogliati e pieni di smog.

Dimenticarsi cos'è il sangue per lo zingarelli
e sentire il sapore salmastro in bocca
del dopo un pugno.

Ricordare le stupidaggini fatte da piccoli,
impiccarsi per finta
sadicamente col cordone ombelicale
e sapere che poco altro sarà sempre rischioso così.

E premurarsi di estirpare le ciglia,
per non avere guide per le lacrime.

Dammi la buonanotte,
con uno dei tuoi odori,
l'unica cosa che mi resterà,
quando mi sarò fatta lavare dalle lenzuola,
e non seguirò nessuna delle tue intelligenti raccomandazioni,
rivendicando la libertà della solitudine comune

Sotto la luce a coriandoli,
che sbrodola morbida dalla tapparella sulla musica
la sera senza ore,
che si rotola sui muri di moquette.




"ogni tanto ti scende la maschera, quando non ti guarda nessuno" (coinquilino's cit.)

giovedì 15 gennaio 2009

Il vento - blu - del 15 gennaio


Può far bene parlare del vento del 15 gennaio,
del suo alzarsi così
all’improvviso,
del suo esser solitario,
compie il miracolo, sublima il marciapiede,
oggi mi prendo una pausa e la dedico a te,
mi hai quasi fatto cadere,
ma ora posso capire,
che ti posso ascoltare,
escludere il resto.
Può fare bene parlare del vento del 15 gennaio,
può fare bene parlare del vento del 15 gennaio.
Il tuo soffio silente
dal ventre di cemento si sente,
quel tanto che basta a
allenare il pensiero, f
antasticare su come fai arrabbiare i raggi di sole,
chi abita gli alberi, o semplicemente chi
non si aspetta piu niente, quantomeno un brivido in più.


Amari- il vento del 15 gennaio

e adesso al lavoro, ancora per poco



prove di Aperitif